Il design non è arte.
È la disciplina che risolve problemi. Quello che vedi, il colore, il carattere, il movimento, è solo l'ultimo passo.
Per questo una soluzione bella che non risolve il problema cade. L'arte è ricerca personale, il design è servizio al problema di qualcun altro.
- Sketch, ispirazione, moodboard.
- Lascio sedimentare.
- Costruisco quello che ho visto.
- Itero.
Il secondo passo è una mia esclusiva. Lì il problema si separa dalla prima idea che mi è venuta in mente.
Questo sito ne è la prova, era partito come un gioco. Creare uno swipe alla Tinder dei miei progetti di punta. Sedimentando ho capito che il wow di una pagina sola non regge un portfolio intero e ho quindi espanso il sito con una homepage più standard ma anche funzionale.
Il design è saper coniugare bellezza con funzione. PAOLO.DESIGN è minimale come Braun e come Apple ma con un punch di colore dove serve.
Il wow si concentra, non va diluito.
La base resta minimal proprio perché l'unico momento pop arrivi a destinazione, quello che io chiamo bold minimalism. La stanza in 3D e la pagina match sono wow. Tutto il resto del sito non urla nulla per design. La mia filosofia è che per emergere dal rumore di fondo della comunicazione bisogna adeguarsi al sistema con qualcosa di minimal ma anche dare uno schiaffo comunicativo o visivo ad alto impatto per essere memorabili.
Dieter Rams
La calcolatrice Braun ET66, con Dietrich Lubs, 1987. La stessa che ha ispirato la Calcolatrice di iOS. Meno, ma meglio.
Jony Ive
L'emblema dell'incoronazione di Carlo III, con LoveFrom: la flora di quattro nazioni che diventa una corona. Non è un prodotto Apple, ed è il punto.
Olafur Eliasson
Room for one colour: una stanza dove una sola luce gialla ti toglie tutti gli altri colori. Una decisione sola, portata all'estremo.
Felipe Pantone
Subtractive Variability: dischi di vetro colorato che ruotano e non ripetono mai la stessa combinazione. Il colore trattato come materia.
Fuori dal design: Teenage Engineering, Dyson, Nothing, la leggibilità di Overwatch e brat di Charli XCX, dove un verde acido e una parola in minuscolo sono diventati l'identità più riconoscibile del suo anno.