Il mio difetto più odiato, i denti storti, diventa il centro dell'immagine.
L'idea
Un ritratto in cui gli occhi sono sostituiti da una fila di denti. Ciò che ho sempre nascosto diventa impossibile da ignorare, proprio dove di solito si posa lo sguardo.
Il perché
Nasce dal voler affrontare la parte di me che mi mette più a disagio. Invece di nasconderla un'altra volta, le affido il ruolo da protagonista. Il disagio non sparisce; semplicemente smette di comandare.
Il riferimento
Come Andy Warhol trasformò naso e capelli in identità artistica, qui il difetto non è celebrato, è riconosciuto e trasformato in linguaggio visivo. La vecchia lezione della pop art: l'esposizione toglie potere alla vergogna.
La tecnica
Un set volutamente semplice: la mia Nikon D3200 e tanta pazienza. Poi Lightroom e Photoshop per portare il ritratto verso quella finitura piatta, da serigrafia, che il riferimento richiedeva.
Cosa mi ha lasciato
Più di un pezzo da portfolio. Mettere la mia insicurezza al centro mi ha insegnato che la vulnerabilità compone meglio della perfezione, una lezione che continuo a riusare nel mio lavoro visivo.
Approccio e strumenti
Art direction e creative direction in un team di due: il concept, la ricerca dei riferimenti e il look finale sono miei, dal primo sketch al finish in stile serigrafia.
Il risultato
- Un difetto di una vita diventato il centro dell'immagine
- La vulnerabilità entrata nel mio linguaggio visivo
- Standard estetici messi in discussione, alla Warhol
- Un autoritratto che àncora la mia narrazione personale