Se un cliente potesse vedere un solo mio progetto, sarebbe questo sito: strategia, design e codice, tutti miei, in tre lingue.
Da dove sono partito: la v1
paolo.design nasce durante l'esame di web development allo IAD. Conoscevo già HTML, CSS, JavaScript vanilla e Angular, così ho scelto di buttarmi su React, con l'AI come compagna di codice e mai come pilota. La v1 era una sola pagina statica: una sfera di volti che ruotava sullo sfondo e un unico grande invito, Come into my world. Più un esercizio di stile che un portfolio. È ancora online, perché racconta da dove sono partito.
Guarda la v1 ↗La scelta del nome
paolo.design invece del nome anagrafico, di proposito. Tiene la reputazione personale e il brand su binari separati. Brand strategy applicata a me stesso, prima che a un cliente. Il .design era libero, e volevo essere l'unico Paolo al mondo con paolo.design, e costruirci sopra tutto il branding.
Tre pagine, tre modi di guardarmi
La v2 si è sdoppiata in tre. La home fa il lavoro standard e va dritta al punto per chi seleziona: progetti, ruolo, contatti, tutto in 2D e accessibile. La match rimette l'emozione dentro un prodotto digitale, con la gamification dello swipe. La sezione arte è dove non ho vincoli esterni e lascio uscire ogni estro creativo. Bold minimalism ed emotional design, applicati a tre pubblici diversi senza tradirne nessuno.
La storia della Match page
Ero partito per puntare tutto sullo swipe alla Tinder. Lasciando sedimentare l'idea ho capito che il wow di una pagina sola non regge un portfolio, e che serviva anche una home che facesse il suo lavoro. L'idea di partenza era grafica; il processo l'ha smontata.
La stanza 3D
La cosa tecnicamente più difficile che ho risolto è una stanza esplorabile in Three.js, con interazioni, movimenti e oggetti che raccontano i miei hobby. È il pezzo di cui vado più fiero.
Entra nella stanza ↗Tre lingue, tre ragioni
L'italiano perché è la mia madrelingua, l'inglese perché ho un C1, il danese perché punto a Copenhagen. Ogni stringa del sito esiste in tutte e tre.
L'artigianato invisibile
Design token generati, accessibilità (skip link, annuncio delle rotte, reduced motion), suite Vitest e Playwright, SEO per rotta con prerendering, consenso cookie a norma GDPR. La parte che vedi solo aprendo i DevTools, ma c'è comunque.
Approccio e strumenti
Design engineer dall'inizio alla fine, e qui è tutto mio: strategia, branding, design, copy in tre lingue e la build in React, TypeScript e Three.js. Il mio metodo con l'AI, con le mie parole: "ho un'idea e la amplio con l'AI, cerco di non delegare mai all'AI il ragionamento".
Il risultato
- Online in tre lingue, con tutte le chiavi allineate tra loro
- Design system con token generati, documentato su /design-system
- Accessibilità e performance trattate come feature, non come ripensamenti
- Zero template: ogni pagina progettata e scritta da zero